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TOP100-SOLAR

17/12/2017

data pubblicazione:14/07/2009

RISPARMIO ENERGETICO OUTDOOR


Sappiate che ogni azione intrapresa per risparmiare energia in primo luogo ne beneficia chi lo mette in atto e lo riscontra subito guardando il proprio portafoglio, ne beneficia poi tutta la comunità  per aver meno inquinanti in atmosfera( si fà del bene al prossimo), ma non tutti hanno l'iniziativa per poter metterlo in pratica perchè gli mancano le conoscenze, oppure già lo fanno ma non sanno che il metodo è rispettoso dell'ambiente  perchè non gli è mai capitato di confrontarlo. La mission di Risorse Solari oltre ad offrire soluzioni per risparmiare energia fossile indoor incita al risparmio anche nella mobilità. Di seguito alcune semplici regole per un guida ECOCOMPATIBILE:

Una guida intelligente ed una corretta manutenzione dell’autovettura consentono di ridurre i
consumi e le emissioni di CO2 del 10-15 % migliorando anche la sicurezza sulla strada.
In sintesi, di seguito si riportano alcune indicazioni utili per ridurre i consumi di combustibile, le
emissioni di CO2 e migliorare la sicurezza sulla strada.
1. Accelerare gradualmente
2. Inserire al più presto la marcia superiore
3. Mantenere una velocità moderata e il più possibile uniforme
4. Guidare in modo attento e morbido evitando brusche frenate e cambi di marcia inutili
5. Decelerare gradualmente rilasciando il pedale dell’acceleratore e tenendo la marcia innestata
6. Spegnere il motore quando si può, ma solo a veicolo fermo.
7. Mantenere la pressione di gonfiaggio degli pneumatici entro i valori raccomandati
8. Rimuovere porta-sci o portapacchi subito dopo l’uso e trasportare nel bagagliaio solo gli
oggetti indispensabili mantenendo il veicolo, per quanto possibile, nel proprio stato originale
9. Utilizzare i dispositivi elettrici solo per il tempo necessario
10. Limitare l’uso del climatizzatore
LE CONDIZIONI DEL VEICOLO
1. Curare la manutenzione del veicolo eseguendo i controlli e le registrazioni previste dalla
casa costruttrice. In particolare, cambiare l’olio al momento giusto e smaltirlo correttamente.
2. Controllare periodicamente la pressione di gonfiaggio quando gli pneumatici sono freddi,
almeno una volta al mese e prima di lunghi percorsi. Pressioni di esercizio troppo basse
aumentano significativamente i consumi di carburante in quanto diventa maggiore la
resistenza al rotolamento. In tali condizioni, inoltre, lo pneumatico è soggetto ad un’usura
più rapida e ad un deterioramento delle prestazioni.
3. Variazioni delle dimensioni degli pneumatici, possono alterare le prestazioni originali.
4. Utilizzare gli pneumatici invernali solo nelle stagioni in cui le condizioni climatiche li
rendono necessari in quanto essi causano un incremento dei consumi di carburante oltre che
del rumore di rotolamento.
5. Non viaggiare in condizioni di carico gravose: il peso del veicolo ed il suo assetto
influenzano fortemente i consumi e la stabilità del veicolo. Ricordare che è vietato superare
la massa massima complessiva del veicolo indicata sul libretto di circolazione (veicolo
sovraccarico).
6. Togliere portapacchi o portasci dal tetto al termine del loro utilizzo. Questi accessori, infatti,
come altre modifiche della carrozzeria quali spoiler o deflettori, peggiorano l’aerodinamica
del veicolo influendo negativamente sui consumi di carburante.
7. Evitare di viaggiare con i finestrini aperti in quanto ciò determina un effetto negativo
sull’aerodinamica del veicolo e, conseguentemente, sui consumi di carburante.
8. Utilizzare i dispositivi elettrici solo per il tempo necessario. Il lunotto termico del veicolo, i
proiettori supplementari, i tergicristalli, la ventola dell’impianto di riscaldamento, assorbono
una notevole quantità di corrente, provocando di conseguenza un aumento del consumo di
carburante.
9. L’utilizzo del climatizzatore incrementa sensibilmente i consumi, anche del 25% in certe
condizioni. Pertanto, quando la temperatura esterna lo consente, evitarne l’uso ed utilizzare
preferibilmente gli aeratori.
LO STILE DI GUIDA
1. Dopo l’avviamento del motore è consigliabile partire subito e lentamente, evitando di
portare il motore a regimi di rotazione elevati. Non far riscaldare il motore a veicolo fermo,
né al regime minimo né a regime elevato: in queste condizioni infatti il motore si scalda più
lentamente, aumentando consumi, emissioni ed usura degli organi meccanici.
2. Evitare manovre inutili quali colpi di acceleratore quando si è fermi al semaforo o prima di
spegnere il motore. Questo tipo di manovre, infatti, provoca un aumento dei consumi e
dell’inquinamento.
3. Spegnere il motore in caso di sosta o di fermata.
4. Selezione delle marce: passare il più presto possibile alla marcia più alta (compatibilmente
alla regolarità di funzionamento del motore ed alle condizioni di traffico) senza spingere il
motore ad elevati regimi sui rapporti intermedi. Utilizzare marce basse ad elevati regimi per
ottenere accelerazioni brillanti comporta un sensibile aumento dei consumi, delle emissioni
inquinanti e dell’usura del motore.
5. Velocità del veicolo: il consumo di carburante aumenta esponenzialmente all’aumentare
della velocità. Si rende, pertanto, necessario mantenere una velocità moderata e il più
possibile uniforme, evitando frenate e riprese superflue che provocano un incremento del
consumo di carburante e delle emissioni. Il mantenimento di un’adeguata distanza di
sicurezza dal veicolo che precede favorisce un’andatura regolare.
6. Accelerazione: accelerare violentemente bruscamente penalizza notevolmente i consumi e le
emissioni. Si consiglia, pertanto, qualora le condizioni di marcia lo consentano, di accelerare
con gradualità.
7. Decelerazione: decelerare, preferibilmente, rilasciando il pedale dell’acceleratore e tenendo
la marcia innestata, facendo attenzione ad evitare il fuori giri per non danneggiare il motore
(in questa modalità il motore non consuma combustibile, se dotato del dispositivo “cut-off”).

Un altro consiglio ancora più risparmioso per la mobilità cittadina: http://www.risorsesolari.com/articolo.asp?art_id=54 http://www.risorsesolari.com/articolo.asp?art_id=55

 

2

 

 
Cosa è l’effetto serra 1
Il clima sulla Terra ha sempre subito cambiamenti e continuerà a subirne in futuro. Il problema è
che negli ultimi decenni, come dimostrano gli studi scientifici più recenti, le attività umane,
industriali e agricole, hanno prodotto variazioni della temperatura. Gli esperti del clima prevedono
che tale tendenza sarà accelerata e che la temperatura media mondiale aumenterà di 1,4°- 5,8° C
entro il 2100 e quella europea di 2°-6,3°C. Per comprendere il significato di tali aumenti, basta
pensare che nell’ultima era glaciale (11500 anni fa), la temperatura media mondiale era di soli 5°C
in meno di quella attuale e a quei tempi l’Europa era ricoperta da una coltre di ghiaccio.
In base al IV rapporto di valutazione dell’IPCC, il tasso di riscaldamento negli ultimi 50 anni, pari a
0.13°C per decennio, è circa doppio rispetto a quello degli ultimi 100 anni.
La temperatura della Terra è determinata da un delicato equilibrio tra l’energia proveniente dal Sole
e l’energia costantemente riflessa dalla Terra verso lo spazio. Parte dell’energia riflessa è
intrappolata dai gas serra che costituiscono l’atmosfera, che pertanto funziona come le pareti di
vetro di una serra, ossia lascia filtrare la luce solare e trattiene il calore. Senza i gas serra la
temperatura della Terra sarebbe di circa 30°C inferiore a quella attuale poiché il calore del Sole
rimbalzerebbe sulla superficie della Terra e si rifletterebbe nello spazio. Tuttavia, a partire dalla
rivoluzione industriale (circa 1750 d.C.), l’uomo ha iniziato ad immettere in atmosfera quantità di
gas serra sempre crescenti, aumentando significativamente la loro concentrazione in atmosfera, il
che ha comportato un progressivo aumento della temperatura del pianeta. Tale aumento di
temperatura è la causa dei cosiddetti cambiamenti climatici.
I gas serra
Il principale gas serra prodotto dalle attività umane è la CO2, che rappresenta il 75% circa delle
emissioni mondiali di gas serra. La principale sorgente di anidride carbonica è la combustione dei
combustibili fossili (carbone, petrolio, gas naturale), che al momento rimangono la fonte di energia
maggiormente utilizzata per produrre elettricità e calore, nonché come carburanti per i mezzi di
trasporto. Gli alberi e le piante assorbono CO2 per produrre ossigeno; per tale ragione, al fine di
contribuire all’assorbimento della CO2 prodotta in eccesso, è importante proteggere le foreste del
pianeta.
1 IV Assessment report dell’IPCC
Le conseguenze dei cambiamenti climatici2
I cambiamenti climatici sono già in atto e gli effetti sono visibili sia in Europa sia nel resto del
mondo: la superficie marina coperta dal ghiaccio al Polo Nord si è ridotta del 10% negli ultimi
decenni e lo spessore del ghiaccio al di sopra dell’acqua è diminuito del 40%. Lo scioglimento delle
calotte di ghiaccio comporta l’innalzamento del livello del mare: negli ultimi 100 anni il livello del
mare è salito di 10-25 cm ed entro il 2100 potrebbe aumentare fino ad un massimo di 88 cm.
L’innalzamento del mare metterebbe a rischio gli abitanti delle zone costiere e delle piccole isole e
potrebbe causare salinizzazione dei suoli agricoli e delle riserve di acqua potabile.
I ghiacciai si stanno ritirando, ad esempio per i ghiacciai svizzeri sono attese, secondo alcune
previsioni, perdite del 70% entro il 2060. I cambiamenti climatici producono eventi meteorologici
estremi, quali i tifoni, le inondazioni, la siccità, le ondate di calore, che potrebbero aumentare in
intensità e frequenza e porteranno a mutazioni considerevoli nei regimi di precipitazione con
accentuazione dell’aridità nel Sud dell’Europa. Gli esseri umani sono esposti agli effetti dei
cambiamenti climatici sia direttamente (aumenti delle temperature, ondate di calore, alluvioni,
frane) sia indirettamente attraverso i cambiamenti della qualità e quantità dell’acqua, del suolo, del
cibo, degli ecosistemi e, su periodi temporali variabili, delle condizioni socio-economiche
dipendenti dalla disponibilità di risorse naturali. Gli scenari su scala globale prefigurano carenze di
cibo, di acqua potabile, di terreni coltivabili, l’acutizzarsi delle diseguaglianze fra nord e sud del
mondo, di migrazioni e conflitti.
Cosa si sta facendo
Negli anni ’80 è emerso con tutta evidenza che i cambiamenti climatici stavano diventando una
minaccia reale per il pianeta e che si rendeva necessaria una azione coordinata a livello
internazionale: nel 1992 fu approvata la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti
Climatici (UNFCCC) il cui obiettivo ultimo è di stabilizzare le concentrazioni in atmosfera di gas
serra ad un livello tale da impedire che le attività umane interferiscano negativamente con il sistema
climatico. La Convenzione impegna i Paesi che l’hanno ratificata a monitorare le emissioni di gas
serra prodotte ed elaborare strategie nazionali per ridurre le proprie emissioni; la Convenzione
impegna inoltre i Paesi industrializzati ad assistere i Paesi in via di sviluppo ad affrontare la
problematica dei cambiamenti climatici.
Successivamente, nel 1997, fu fatto un ulteriore progresso nella lotta ai cambiamenti climatici,
approvando il Protocollo di Kyoto, che impegna i Paesi industrializzati a ridurre le proprie
emissioni di un certa percentuale rispetto ai livelli del 1990, entro l’anno 2012. Il Protocollo di
Kyoto, entrato in vigore il 16 febbraio 2005, impegna l'Unione Europea, nel suo complesso, a
ridurre le proprie emissioni dell’8% rispetto ai livelli del 1990, mentre l’Italia le dovrà ridurre del
6,5%.
Tuttavia gli impegni di Kyoto non saranno sufficienti, infatti, al fine di evitare un aumento della
temperatura globale maggiore di 2°C rispetto ai livelli pre-industriali, le emissioni a livello
mondiale dovranno stabilizzarsi entro il 2020 e essere dimezzate rispetto ai livelli del 1990 entro il
2050.
Nel dicembre del 2007, durante la conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico di
Bali, i Paesi più grandi si sono impegnati per un nuovo regime globale di lotta al cambiamento
climatico per il post-Kyoto. Tale impegno venne ribadito l’anno successivo a Poznan (Polonia). La
prossima conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico prevista entro la fine del 2009
a Copenaghen (Danimarca) si pone l’obiettivo del raggiungimento di un accordo in tale direzione.
2 IV Assessment Report dell’IPCC
Un elemento chiave del negoziato è il riconoscimento del fatto che tutti i Paesi, sia quelli
industrializzati sia quelli in via di sviluppo a economia avanzata (Cina, India, Brasile, Sud Africa,
Messico…), devono agire al fine di ridurre significativamente le emissioni per contrastare il
cambiamento climatico in modo proporzionale alle loro rispettive capacità.
Occorre quindi l’impegno di tutti per consentire al nostro paese il rispetto degli impegni presi e di
quelli futuri.
Il contributo del settore dei trasporti al cambiamento climatico 3
La domanda di trasporto è in forte espansione. Nel periodo 1990-2007 il parco veicolare è cresciuto
del 40,5%, in particolare, le autovetture sono aumentate del 30,1%. Nello stesso periodo la densità
delle auto è passata da 0,484 a 0,603 veicoli pro capite.
L’Italia detiene il primato mondiale di auto private pro-capite ( 1.69 abitanti per auto) e ha più di 50
milioni di veicoli circolanti (inclusi i ciclomotori) che percorrono circa 13000 km/anno (il 26% in
più della media UE). (1.66 abitanti per auto nel 2007). A fronte di un valore medio europeo pari a
466 auto per 1.000 abitanti, la densità di auto rispetto alla popolazione residente in Italia sale a 597,
ponendoci al secondo posto dopo il Lussemburgo,
Per questo il trasporto su strada rappresenta un settore critico per il raggiungimento degli obbiettivi
di Kyoto in quanto è responsabile di una parte significativa del consumo totale di energia.
Le emissioni del settore (esclusi i trasporti internazionali) sono aumentate del 25,2% nel periodo
1990- 2006. Nel 2007 il trasporto su strada ha rappresentato il 28.7% del totale delle emissioni di
gas–serra a livello nazionale e le autovetture hanno contribuito per circa il 60% a tale valore. Nel
2007 i trasporti sono stati responsabili del 22,9% delle emissioni nazionali di gas serra, di cui il
61,6% si produce nell’ambito del trasporto passeggeri.
Le proiezioni ci dicono che le emissioni del trasporto cresceranno ulteriormente rispettivamente del
13.2% nella prima decade e del 16% nella seconda decade di questo secolo.
I fattori che determinano tali livelli elevati di emissioni di gas serra sono legati in parte alle
prestazioni dei singoli modelli di autovettura in termini di consumi ed emissioni di CO2 e in parte
alle elevate percorrenze annue dei veicoli e allo stile di guida del conducente (come esplicitato nel
paragrafo successivo cui si rinvia)
Per un approfondimento relativo alle implicazioni ambientali dei principali tipi di carburante
(benzina, gasolio, GPL, metano) si può consultare il Rapporto Conclusivo sulla qualità dell’aria
della Commissione Nazionale per l’Emergenza Inquinamento Atmosferico, disponibile sul sito
Internet del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare all’indirizzo
http://www.minambiente.it/index.php?id_sezione=1918
3.3.
Prestazioni autovetture ed. 2009
Prestazioni delle autovetture 4
Le prestazioni delle nuove autovetture migliorano continuamente anche in virtù delle misure
adottate a livello comunitario. Visto il peso rilevante del settore, l'Unione Europea, infatti, ha
3 IV Comunicazione Nazionale UNFCCC;
Annuario dei Dati Ambientali Edizione 2008 ISPRA
4 Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo Attuazione della strategia comunitaria per
ridurre le emissioni di CO2 delle autovetture:sesta relazione annuale sull’efficacia della strategia {SEC(2006) 1078};
Regolamento (CE) N. 443/2009 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 23 aprile 2009, che definisce i livelli di
prestazione in materia di emissioni delle autovetture nuove nell’ambito dell’approccio comunitario integrato finalizzato
a ridurre le emissioni di CO2 dei veicoli leggeri.
adottato nel 1995 una strategia comunitaria per la riduzione delle emissioni di CO2 dalle
autovetture. Uno dei principi su cui si basava tale strategia consisteva in un accordo volontario
dell'industria automobilistica a ridurre le emissioni medie delle vetture nuove a 140 g CO2/km entro
il 2008. Nonostante i progressi raggiunti dalle case costruttrici per il raggiungimento di tale
obiettivo, la Commissione Europea ha riscontrato che al fine del raggiungimento dell’ l'obiettivo
per le emissioni medie delle auto nuove di 120 g CO2/km previsti per il 2012 era necessario
adottare disposizioni a carattere vincolante.
A seguito di un lungo negoziato svoltosi a livello comunitario, Iil 5 giugno 2009, sulla Gazzetta
Ufficiale dell’Unione Europea è stato pubblicato il Regolamento (CE) Nn. 443/2009 del
Parlamento Europeo e del Consiglio del 23 aprile 2009, che definisce i livelli di prestazione in
materia di emissioni delle autovetture nuove nell’ambito dell’approccio comunitario integrato
finalizzato a ridurre le emissioni di CO2 dei veicoli leggeri. Il Regolamento individua un target
comunitario delle emissioni di CO2 delle autovetture nuove vendute annualmente nella Comunità,
di 130 g CO2/km riferito alla media di tutte le autovetture nuove commercializzate nel 2012, da
conseguire tramite miglioramenti tecnologici apportati ai motori. I restanti 10g/km dovranno essere
raggiunti tramite misure tecniche complementari (e.g. pneumatici, carburanti, etc.).
Gli obblighi per i costruttori si applicheranno al 65 % delle loro flotte nel gennaio 2012, al 75% nel
gennaio 2013, al 80% nel gennaio 2014 e al 100% a partire dal 2015.
Viene inoltre introdotto un obiettivo di lungo termine di 95 g di CO22/Km da raggiungere nel
2020.e
Per assicurare il raggiungimento dell’obiettivo medio comunitario di 130 g CO2/km, il
Regolamento fissa valori limite per le emissioni specifiche di CO2 delle auto in funzione diretta
della loro massa (peso). Tale approccio, prevede che al crescere del peso del veicolo aumenti anche
il valore limite da rispettare; pertanto le autovetture più leggere dovranno rispettare valori limite
inferiori a 130 g/km mentre per le più pesanti i valori limite saranno di gran lunga superiori. Ogni
casa costruttrice dovrà dimostrare alla fine di ogni anno che l’insieme delle auto vendute raggiunga
un valore medio di emissioni corrispondente a quanto richiesto dal regolamento, tale valore viene
calcolato tenendo conto del numero e del peso delle auto vendute.
Qualora l’obiettivo annuale non venga raggiunto, i costruttori saranno sanzionati dalla
Commissione Europea con una multa unitaria che, a partire dal 2019, sarà pari a 95 euro per
grammo di CO2 di superamento moltiplicata per il numero di auto vendute.
In base a tale approccio, il comportamento dei clienti verso l'acquisto di automobili più rispettose
dell'ambiente sarà fondamentale per la piena attuazione di tale Regolamento e per il conseguimento
degli obiettivi di riduzione di CO2 assunti dall'UE.
Per incentivare l’acquisto di autovetture a bassi consumi ed emissioni, il Governo aveva disposto,
già con la legge finanziaria 2007, un contributo di 800 euro per l’acquisto di autovetture nuove che
emettessero meno di 140 g CO2/km nonché l’esenzione dal pagamento delle tasse automobilistiche
per 2 anni. L’esenzione era estesa a tre anni per le autovetture inferiori a 1300 cc di cilindrata o
acquistate da nuclei familiari formati da almeno 6 componenti che non risultino intestatari di
autovetture o autoveicoli. Per il 2008 era previsto un bonus di 700 euro e l'esenzione dal pagamento
delle tasse automobilistiche per un anno, in caso di acquisto di veicoli "euro 4" o "euro 5" che non
emettessero oltre i 140 grammi di CO2 oppure non oltre i 130 grammi di CO2 per quelli ad
alimentazione diesel, in seguito alla rottamazione di auto "euro 0", "euro 1" o "euro 2"
immatricolate prima del 1° gennaio 1997. In caso di demolizione di un veicolo "euro 0", l'esenzione
del bollo veniva estesa per ulteriori due anni. L'incentivo, invece, cresceva di 100 euro in caso di
acquisto di auto delle categorie indicate (euro 4 o 5) con emissioni di CO2 non superiori a 120
grammi per chilometro, nonché di altri 500 euro nell'eventualità di demolizione di due veicoli di
proprietà di soggetti appartenenti allo stesso nucleo familiare, purché conviventi.
Tali incentivi sono scaduti il 31 dicembre 2008, ma con il Decreto-Legge n. 5.. del 105 febbraio
2009, poi convertito con la legge 11 aprile 2009, ….., n. 33, l’attuale Governo ha deciso nuovi
incentivi mirati alla sostituzione del precedente parco auto con autovetture con minori emissioni di
anidride carbonica, specie se alimentate a GPL o metano.
In particolare, è previsto un bonus di 1500 euro, sempre per l’acquisto di auto Euro 4 o Euro 5 con
emissioni inferiori a 140 grammi CO2/km per chilometro, se alimentate a benzina, e a 130 se con
motore diesel, a fronte della rottamazione di auto "euro 0", "euro 1" o "euro 2" immatricolate fino al
31 dicembre 1999.
Contemporaneamente sono stati previsti degli incentivi per l’acquisto di auto a basso impatto
ambientale, senza necessità di rottamazione ma cumulabili con i precedenti, anch’essi collegati alla
quantità di emissioni di anidride carbonica delle autovetture.
In particolare sono previsti incentivi per le auto a metano, elettriche o a idrogeno, pari a 1500 euro
nel caso di emissioni superiori a 120 grammi per chilometro, che salgono a 3500 sotto tale limite.
Per le auto a GPL è sempre di 1500 euro nel caso di emissioni superiori a 120 grammi per
chilometro, mentre sale a 2000 euro sotto il limite.
Altri incentivi, già previsti in passato ma ora rafforzati (da 350 a 500 euro), riguardano la
conversione di auto già circolanti all’alimentazione a GPL o metano.
Il Governo si attende da questi provvedimenti un vantaggio ambientale, in termini di riduzione delle
emissioni di anidride carbonica pari al 30% alla fine del 2009 (nel caso di sostituzione di 460.000
autovetture tipo Euro 0, 1 e 2; si pensi che il parco auto agevolabile è di circa 15 milioni di auto su
35 circolanti in Italia). Inoltre è attesa una riduzione degli altri inquinanti prodotti dalle auto ( ossidi
di azoto, particolato e idrocarburi) pari al 40%.
con particolare riferimento ai capitoli 3.2 e

OBIETTIVI DELLA GUIDA SUL RISPARMIO DI CARBURANTE
E SULLE EMISSIONI DI CO
 

 




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