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08/09/2010

data pubblicazione:01/06/2010

Rapporto annuale energia e sostenibilità


  L'ISTAT ha pubblicato il Rapporto annuale 2009. Abbiamo estratto per Voi i  dati relativi alla situazione dei consumi energetici e gestione del ciclo dell'acqua e rifiuti, crediamo che questi argomenti siano di competenza con l'attività che svolgi. Per i pochi amanti alla lettura (come ha rilevato l'ISTAT) che vogliono documentarsi anche su tutti gli altri argomenti trattati Scarica il PDF completo dal sito del Governo.

Rapporto annuale energia ed sostenibilità ambientale
sulla situazione del Paese (fonte ISTAT)
 

l Nel 2008 i prelievi diretti di risorse naturali dal territorio nazionale diminuiscono per il terzo anno consecutivo e anche l’approvvigionamento di risorse naturali dall’estero, in crescita dal 1996 al 2007, registra nel 2008 una secca battuta d’arresto.

l Per il terzo anno consecutivo è diminuita anche la quantità di materiali dissipati nell’ambiente naturale o accumulati in rifiuti deposti nelle discariche o in infrastrutture o edifici (circa 765 milioni di tonnellate).

l La produzione dei rifiuti urbani nel 2008 registra una lieve battuta d’arresto, con un calo dello 0,2 per cento rispetto all’anno precedente. Con circa 543 kg di rifiuti per abitante, l’Italia si colloca sotto la media Ue15 (565 kg), ma sopra quella Ue27 (524 kg).

l La raccolta differenziata, in crescita dal 2000, si attesta nel 2008 al 28,5 per cento della raccolta totale, con un aumento di tre punti percentuali rispetto al 2007. Le differenze territoriali restano importanti, con valori che raggiungono circa il 40 per cento nel Nord, il 25,5 nel Centro e meno del 15 per cento nel Mezzogiorno. Nel 2008 sono 27 i comuni capoluogo che hanno raggiunto l’obiettivo del 45 per cento di raccolta differenziata, disposto dalla normativa.

l Gli impieghi di fonti rinnovabili sono cresciuti del 20,5 per cento nel 2009, soprattutto per il maggior utilizzo di legna e biodiesel. Per quanto riguarda l’apporto delle fonti rinnovabili alla generazione di energia elettrica, l’Italia, con il 13,7 per cento, si colloca nel 2007 sotto la media europea (15,6 per cento).

l La domanda di elettricità, pari nel 2009 a 317,6 miliardi di kWh, è diminuita del 6,5 per cento rispetto all’anno precedente, una riduzione senza precedenti dal 1949, quando si registrò una diminuzione dell’8,2 per cento. Il fabbisogno elettrico complessivo è soddisfatto per l’86 per cento dalla produzione nazionale e per il restante 14 per cento dalle importazioni nette (in crescita dell’11 per cento rispetto al 2008). Tra le fonti rinnovabili, cresce l’apporto dell’idroelettrico (+3,4 per cento nel 2009).

l Le emissioni di gas serra dell’Italia continuano a diminuire, soprattutto per effetto della crisi economica (-2 per cento nel 2008 e -9 per cento nel 2009), ma è ancora lontano il conseguimento degli obiettivi del Protocollo di Kyoto (-6,5 per cento rispetto ai valori del 1990 entro il 2012) e della strategia europea integrata su energia e cambiamenti climatici (-30 e -85 per cento rispettivamente al 2020 e al 2050).

l Per quanto riguarda le sole attività produttive, nel 2006 l’Italia ha contribuito per il 13 per cento al totale delle emissioni di gas serra dell’Ue15. A fronte della crescita della produzione, tra il 1990 e il 2008 le emissioni di gas serra sono cresciute solo dello 0,9 per cento (disaccoppiamento relativo), mentre le emissioni acidificanti e quelle di precursori dell’ozono troposferico sono notevolmente diminuite (disaccoppiamento assoluto).

l La produzione e la distribuzione di energia elettrica, gas e acqua, che causano circa il 32 per cento delle emissioni di gas serra delle attività produttive, hanno migliorato notevolmente la propria efficienza ecologica rispetto al 1990, con una diminuzione complessiva di gas serra pari a 45,1 milioni di tonnellate. Tuttavia, l’aumento della produzione (+35,2 per cento) ha fornito una spinta in senso contrario ancor più forte (+59,8 milioni di tonnellate). Anche nei trasporti via terra, che contribuiscono a circa il 6 per cento del totale delle emissioni, l’aumento di gas serra dovuto alla crescita dell’economia (circa 12 milioni di tonnellate in più) è solo parzialmente bilanciato dal miglioramento dell’efficienza (-8,8 milioni). 

l Il contributo più importante alla riduzione delle emissioni (-15,6 milioni di tonnellate) deriva dalla fabbricazione di prodotti chimici e di fibre sintetiche e artificiali, la cui quota sul totale delle emissioni passa dal 7 per cento del totale nel 1990 al 3,7 nel 2008, grazie alla maggiore efficienza ecologica, che ha largamente compensato i 6,8 milioni di tonnellate di gas serra emessi in più per la crescita della produzione.flessione rispetto al 2005 (32,6 per cento). Il Nord-ovest è la ripartizione con minori dispersioni (24,7 per cento), mentre le maggiori si riscontrano al Sud (40,3 per cento).

l Roma è il comune più motorizzato d’Italia, con oltre 700 autovetture ogni mille abitanti; tra queste, circa il 40 per cento sono di categoria Euro 4. Nei comuni capoluogo di provincia il tasso di motorizzazione complessivo e quello dei veicoli Euro 4 sono più elevati rispetto alla media nazionale (rispettivamente 616 e 203 autovetture per mille abitanti nel 2008). Soltanto in 16 comuni, tra cui Milano, Verona, Bologna e Firenze, si manifestano condizioni più favorevoli per lo stato dell’ambiente.

l Nel 2008 si rilevano mediamente in Italia circa 98 motocicli ogni mille abitanti; in costante crescita il numero di quelli meno inquinanti (categoria Euro 3), pari al 15,6 cento dei circolanti. Si riduce il tasso di motocicli caratterizzati da emissioni nocive più elevate (Euro 0 e 1), con una diminuzione del 9,8 per cento tra il 2005 e il 2008.

l La concentrazione dei motocicli nei comuni capoluoghi di provincia è superiore alla media nazionale, con 124 ogni mille abitanti. Il 56,9 per cento del totale è ancora rappresentato da motocicli molto inquinanti (71 ogni mille abitanti), a fronte di una quota che rispetta standard emissivi più vincolanti (Euro 3), pari al 18,3 per cento del totale (meno di 23 mezzi ogni mille abitanti).

l Il rinnovo del parco veicolare contribuisce a ridurre l’inquinamento da polveri sottili. Nei comuni capoluoghi di provincia, dove l’inquinamento dell’aria è sottoposto a monitoraggio, diminuisce costantemente il numero medio di giornate nelle quali si è verificato il superamento del valore limite fissato a tutela della salute (-27,6 per cento tra il 2005 e il 2008).

l Nel quadriennio 2005-2008 l’utilizzo dei mezzi pubblici da parte dei cittadini nei comuni capoluoghi di provincia aumenta del 9,7 per cento in termini di passeggeri trasportati. Positive anche le tendenze per altri indicatori relativi alle politiche di mobilità attuate dalle amministrazioni locali: +12,1 per cento del numero di stalli in parcheggi di scambio con il trasporto pubblico (per mille autovetture circolanti); +38,1 per cento della densità di piste ciclabili (km per 100 km2 di superficie comunale).

l Nel 2008 in Italia la spesa per la protezione dell’ambiente è in aumento. In particolare, la spesa per i servizi di gestione rifiuti sale a 21,3 miliardi di euro, quella per i servizi di acque reflue a 3,6 miliardi e quella per l’uso e la gestione delle risorse idriche a 9,5 miliardi, con incrementi dal 1997 rispettivamente del 93,9, del 40,5 e del 52,6 per cento.

l I consumi finali e intermedi, espressi dalle diverse tipologie di utenze (civili domestiche e produttive, pubbliche e private) rappresentano la componente principale della spesa nazionale per i servizi di gestione rifiuti, acque reflue e risorse idriche, con una percentuale nel 2008 superiore all’80 per cento. 

l L’andamento degli investimenti pubblici per la protezione dell’ambiente nel periodo 1997-2008 indica una privatizzazione della produzione dei servizi relativi e una crescente tendenza delle imprese a investire in attività ambientali. Mentre gli investimenti dei “produttori specializzati” (coloro che hanno per attività principale la produzione di servizi ambientali per la vendita a terzi) presentano una diminuzione della componente pubblica, gli investimenti privati risultano in aumento nei settori della gestione dei rifiuti e delle risorse idriche, e in diminuzione nel settore della gestione delle acque reflue.

l Nel 2008 il prelievo d’acqua a uso potabile ammonta, a livello nazionale, a 9,1 miliardi di m3, in crescita rispetto al 2005 (+1,7 per cento) e al 1999 (+2,6). Gli aumenti più significativi si registrano nelle regioni del Centro e del Nord-est, mentre in alcune regioni dell’Italia meridionale si osservano riduzioni dovute alla generalizzata carenza di precipitazioni, particolarmente accentuata negli anni centrali del periodo 1999-2008.

l Nel 2008 il 32,2 per cento dell’acqua prelevata è sottoposta a trattamenti di potabilizzazione, mentre nel 1999 era il 26,3 per cento. La potabilizzazione dell’acqua risente delle caratteristiche idrogeologiche dei territori da cui è captata. Maggiori volumi di acqua potabilizzata si riscontrano nelle regioni dove più consistente è il prelievo da acque superficiali: Sardegna (89,2 per cento), Basilicata (80,5), Liguria (55,6) ed Emilia-Romagna (53,7). I più bassi livelli di potabilizzazione, invece, si osservano in Campania (9,1 per cento), Molise (8,9) e Lazio (2,9), dove sono presenti risorse sotterranee idropotabili di buona qualità.

l Nel 2008 le dispersioni di acqua delle reti comunali (differenza percentuale tra i volumi di acqua immessa ed erogata) raggiungono il 32,1 per cento, con una leggera 

l Nel 2008 gli impianti di depurazione presenti sul territorio nazionale, pur avendo una capacità complessiva secondo progetto di 75,2 milioni di abitanti equivalenti, depurano effettivamente, in media annua, acque reflue domestiche per complessivi 59,0 milioni di abitanti equivalenti.

 

 

 

 




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